Da maschera per snorkeling a respiratore per emergenza COVID-19.

L’ingegno e la solidarietà si sposano e vincono, in Italia e in Tunisia.

In queste ultime settimane intense e delicate per miliardi di persone nel mondo, per fortuna non sono mancate le bellissime storie di solidarietà spontanea “dal basso” che hanno visto persone comuni aiutarsi a vicenda, anche tra Paesi diversi e più o meno distanti. Quella che vogliamo raccontarvi oggi è una storia che conferma l’affiatamento che c’è da sempre tra due Paesi vicinissimi (secondo alcuni distanti culturalmente) come l’Italia e la Tunisia. Tutto inizia meno di un mese fa quando ormai tutto il Nord Italia è in piena emergenza Coronavirus. Cosa accade?

Una maschera da snorkeling da 24 Euro, nel giro di pochi giorni, è stata adattata a maschera respiratoria per la terapia sub-intensiva. La maschera di partenza è la Snorkeling Easybreath della Decathlon. I protagonisti di questa storia sono medici, ingegneri, tecnici, imprenditori, rappresentanti di istituzioni e persone comuni, divisi tra Brescia e la Tunisia. Alcuni di loro, fino a qualche settimana fa, non si conoscevano nemmeno.

L’intuizione iniziale è di un medico in pensione, Renato Favero, anestesista, ex primario dell’ospedale di Gardone Val Trompia, che osservando la suddetta maschera da sub ha l’idea che sarebbe bastato modificare una valvola e costruire un raccordo per il boccaglio per adattarla a maschera respiratoria. Quest’idea nasce per far fronte alla possibile penuria di maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva.

Favero allora contatta il team di Isinnova, una giovane ed eterogenea realtà bresciana composta da ingegneri, designer ed esperti di comunicazione che si occupa di consulenza innovativa per le aziende. Il dottore spiega la sua intuizione agli ingegneri di Isinnova. Loro smontano la maschera, la studiano, valutano le modifiche da fare e disegnano il nuovo componente per il raccordo al respiratore, che chiamano “valvola Charlotte”: nel giro di 24 ore riescono a far produrre il primo prototipo ricorrendo ad una stampante 3D. La maschera, così adattata a respiratore viene testata all’ospedale di Chiari e si dimostra correttamente funzionante. Tuttavia, la maschera e il raccordo valvolare non sono ancora certificati quindi tale maschera, adattata a respiratore, si rivolge alle situazioni di emergenza in cui la struttura ospedaliera non può reperire i dispositivi ufficiali e solitamente impiegati.

Per tutto il progetto nessuno dei professionisti coinvolti ha chiesto un solo centesimo e il brevetto di Isinnova per la realizzazione del raccordo in stampa 3D è open-source. Per maggiori informazioni leggete qui. Decathlon, dal canto suo, ha voluto contribuire alla causa donando 10 mila maschere alle regioni italiane, responsabili della sanità pubblica.

La maschera da snorkeling adattata a respiratore

Nel frattempo in Tunisia…

Sull’altra sponda del Mediterraneo, nel frattempo, Aldo Gervasoni – imprenditore bresciano in Tunisia dal 2005, manager della ICARO Energy e tesoriere della CTICI (Camera Tuniso-Italiana di Commercio e d’Industria) – ha l’intuizione di replicare il progetto in e per la Tunisia e a tal scopo contatta Favero e la Isinnova. La CTICI, nella persona del presidente Mourad Fradi, si mette sin da subito a disposizione per coinvolgere le realtà imprenditoriali e associative tunisine in grado di contribuire finanziariamente e tecnicamente alla buona riuscita del progetto.

Gervasoni e Fradi nel giro di un paio di giorni, con la collaborazione di medici, ingegneri e makers tunisini, riescono a realizzare le maschere anche in Tunisia e a portarle sul tavolo della commissione nazionale istituita per l’emergenza COVID-19 per omologare e approvare la maschera.

Come parte della sua azione a sostegno delle autorità tunisine nella lotta contro COVID-19 la CTICI ha già consegnato una prima tranche di 85 maschere da snorkeling adattate a respiratori ma il suo obiettivo è quello di consegnare al Ministero della Sanità tunisino, entro questa settimana, 500 maschere.

Aldo Gervasoni e la prima tranche di maschere adattate, da consegnare al Ministero della Sanità tunisino.

In una bella intervista rilasciata il 23 marzo 2020 alla RTCI (Radio Tunis Chaîne Internationale) Gervasoni tiene a precisare: “ Questa maschera non è un sostitutivo del ventilatore polmonare ma può essere usata nel pronto soccorso dove i pazienti rimangono anche alcuni giorni nell’attesa di un letto e grazie a questa maschera oggi potrebbero attendere il posto letto rimanendo sotto ossigeno e senza inquinare l’ambiente circostante. Oltre a questo, avere delle maschere in più a stock nelle strutture ospedaliere è un vantaggio”. Potete ascoltare tutta l’intervista qui.

AIUTA CON UNA DONAZIONE

La CTICI ha lanciato una raccolta fondi in favore del Ministero della Sanità tunisino. Al 7 aprile 2020 è stato raggiunto il primo obiettivo di 100.000 TND e adesso si viaggia verso il secondo obiettivo di 200.000 TND. Ricordiamo che sono diverse migliaia gli italiani residenti in Tunisia, lavoratori e pensionati. Qualsiasi aiuto raccolto va a vantaggio di tutti. COVID-19 non ha confini e neanche la solidarietà deve averne.

Gli estremi per effettuare il bonifico:

  • Chambre Tuniso-Italienne de Commerce et d’Industrie
  • Banque Internationale Arabe de Tunisie
  • Agence El Menzah 1- Tunisi
  • RIB C / C: 0800 8000 671001822509
  • CODE SWIFT: BIATTNTT
  • Causale “SOSTEGNO EMERGENZA CORONAVIRUS”.

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