7 ragioni per considerare la Tunisia un ottimo business-partner

L’industria manifatturiera italiana ed europea dovrebbero guardare al piccolo Paese dell’Africa mediterranea (come partner e non solo come mercato) per almeno 7 buone ragioni.

1) LA TUNISIA È TRA I PIÙ COVID-SAFE

La Tunisia è attualmente tra i Peasi più COVID-safe al mondo: ad oggi lunedì 15-06-2020 ci sono 62 casi attivi (quasi tutti “importati”) su 12 milioni di abitanti.

Dal 27 giugno riapriranno le frontiere ai turisti che dovranno presentare un test RT-PCR negativo effettuato non più di 72 ore prima della data di partenza e potranno essere accolti esclusivamente negli hotel che hanno aderito al protocollo sanitario dell’OMS per la prevenzione del contagio.

Quanto agli altri viaggiatori, dovranno essere muniti di test negativo, osservare l’auto-confinamento a domicilio per 14 giorni ed essere disponibili a controlli sanitari. Inoltre, in aeroporto verrà misurata la temperatura a tutti i passeggeri in arrivo.

I casi covid-19 attivi / 1 milione di abitanti nei principali Paesi del Mediterraneo

2) L’EUROPA VUOLE RICREARE UNA BASE MANIFATTURIERA EUROPEA E MEDITERRANEA

La pandemia ha rivelato in tutta la sua debolezza il rapporto di dipendenza dell’Europa dalle importazioni, in particolare dalla Cina e soprattutto dei prodotti medici. Le supply chains lunghe hanno contribuito a ridurre i costi negli ultimi tre decenni ma hanno causato uno shock enorme non appena la Cina ha chiuso le sue frontiere!

Josep Borrell – Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e le politiche di sicurezza – ha affermato che non è normale che un solo grammo di paracetamolo che in Europa si consuma non sia prodotto in Europa!

… we have a crisis like this and we suddenly realise that, in Europe, we do not make a single gram of paracetamol and that China produces 80 percent of the world’s antibiotics. This is when you realise that the flows are seizing up – and that, perhaps, it would have been better to have precautionary stocks, just as we keep oil stocks. We have strategic energy stocks. Health has now become an essential part of the security system..

Per i leaders europei la salute è ormai diventata una questione più ampia, ovvero una questione di sicurezza e la pandemia offre un’opportunità unica per ripensare le relazioni con il Nord Africa.

Nel tracciare una risposta alla crisi, in Europa si sta dunque osservando l’opportunità di riportare l’industria manifatturiera in Europa e nei Paesi limitrofi.

Il programma di ridurre la dipendenza dell’UE dai produttori asiatici e ricreare una base manifatturiera europea e mediterranea è stato descritto da Thierry Breton, Commissario europeo per il mercato interno, addirittura come “l’ala armata” dell’Unione in difesa della sua sovranità economica.

Alcuni settori avranno la priorità, tra cui quello farmaceutico.

3) IL SETTORE MEDICALE-FARMACEUTICO IN TUNISIA È TRA I MIGLIORI IN AFRICA

Uno dei principali settori-chiave dell’industria tunisina è proprio quello medicale, in particolare i prodotti farmaceutici e i dispositivi medici monouso. Solo per citare alcune aziende tunisine del settore:

  • SANOFI, gruppo farmaceutico internazionale, con una sua unità di produzione in Tunisia dal 1992
  • ADWYA, fondata nel 1983, uno degli attori principali dell’industria farmaceutica in Tunisia
  • SAIPH, laboratorio farmaceutico specializzato in farmaci cardiovascolari e antibiotici generici, primo ad aderire alla norma ISO 26000

  • CONSOMED, dal 2010 produce dispositivi di protezione individuale monouso in Tessuto-Non-Tessuto, sterili e non sterili. Quest’anno 150 operai di questa azienda (di cui 110 donne) sono rimasti confinati 40 giorni in azienda (dal 20 marzo al 1 maggio) per produrre per rifornare il mercato locale di mascherine e altri DPI monouso. La notizia ha fatto il giro del mondo.
  • MEDICA SUD, dal 2014 produce dispositivi medici monouso
  • SO.F.A.P, dal 1996 produce e distribuisce dispositivi medici monouso col proprio marchio e per conto terzi
  • MEGA, fondata nel 1987, produce dispositivi medici sterili e non sterili a partire dalla lavorazione della garza

Un altro settore-chiave è quello della componentistica elettronica che conta più di 200 aziende che impiegano oltre 116.000 persone e che esportano già in Europa i due terzi di ciò che producono.

Un’immagine tratta dall’edizione 2020 della biennale del medicale Tunisia Health Expo.
Il settore medicale-farmaceutico tunisino è tra i più sviluppati in Africa.
Le operaie di CONSO-MED si sono auto-confinate in azienda per 40 giorni per produrre DPI monouso per rifornire la Farmacia Centrale, riducendo così drasticamente le possibilità di contagio. Un gesto di grande stakanovismo e patriottismo la cui notizia ha fatto il giro del mondo.

4) LA TUNISIA È UN PAESE AFFIDABILE

La Tunisia è sicuramente tra i candidati favoriti, nel Mediterraneo, a beneficiare di questo tipo di programmazione di cui si sta discutendo in UE in questi mesi di crisi. Soprattutto se il nuovissimo governo della prima democrazia araba – l’attuale premier Elyes Fakhfakh è in carica da febbraio di quest’anno – saprà promuovere l’affidabilità economica e politica del Paese.

Il 2018 è stato sicuramente l’anno migliore del periodo “post-rivoluzione 2011” con una crescita del 2,5% (contro 1,9% del 2017), grazie soprattutto alle ottime performance dei settori agricolo e turistico. Il 2019 ha visto una retrocessione del PIL all’1% ma un ulteriore crescita dei settori agricolo e turistico. Il 2020 rimette in discussione tutto, ma la resiliente società civile tunisina sembra avere tutte le intenzioni di riprendersi di nuovo con forza.

Bab al-Bahr (La porta del mare) all’ingresso della medina di Tunisi, patrimonio UNESCO. Il settore turistico ha conosciuto due annate particolarmente floride nel 2018 e nel 2019, superando i livelli dell’era Ben Alì.

5) LA TUNISIA VANTA DIVERSI PRIMATI

La Tunisia vanta uno dei sistemi industriali più complessi in Africa e, secondo il Bloomberg Innovation Index, si classifica al 52° posto dei Paesi più innovativi al mondo. Al 3° posto in Africa, dopo Algeria e Sudafrica.

La Tunisia si classifica tra i primi 10 Paesi africani (insieme, tra gli altri, ad Algeria, Egitto e Marocco) che più hanno speso e dedicato budget allo sviluppo del sistema sanitario nazionale, secondo i dati dell’OMS e della Banca Mondiale, relativi al 2018. In questi primi 10 Paesi c’è una forte interazione tra i settori pubblico e privato. (Grazie al dottor Fabio Santoni e al suo webinar dedicato al settore sanitario in Africa per aver diffuso il dato appena citato).

6) LE RISORSE UMANE

In Tunisia il livello medio di istruzione è buono e la popolazione è da sempre più in sintonia con la cultura “occidentale” (v. la tutela dei diritti delle donne) piuttosto che con il fondamentalismo religioso di matrice islamica.

Inoltre, se si guarda alla forza-lavoro a disposizione, gli stati europei sanno che i costi di produzione in Tunisia sono molto al di sotto di quelli dell’UE anche se in alcuni casi al di sopra di quelli cinesi. Dovrebbero, tuttavia, anche tener conto di:

  • le questioni relative alla sicurezza, messe a nudo dalla pandemia
  • le tonnellate di CO2 emesse per andare a produrre in Estremo Oriente!

7) IL RAPPORTO PRIVILEGIATO CON L’ITALIA

La Tunisia è il Paese africano più vicino all’Italia. Tunisi si trova ad 1h15 di volo da Roma. I legami tra i due Paesi sono millennari, per via degli scambi culturali e commerciali che avvengono praticamente da sempre.

Oggi esistono circa 600 aziende a capitale 100% italiano o misto. Queste aziende creano 60.000 posti di lavoro principalmente nei seguenti settori: tessile, meccanico, elettrico-elettronico, agroalimentare e chimico.

Guardare alla Tunisia significa guardare ad un Paese che possiede già un sostrato umano culturalmente affine all’approccio delle imprese italiane.

IL SEGNO DI TANIT
Si trova nel sito archeologico di Kerkouane (antica città punica durata almeno tre secoli, dal VI al III sec. a. C.). La curiosità à che la testa di Tanit è decorata con pietre di ossidiana che non si trovano in Tunisia ma nella vicina Sicilia! Testimonianza che i rapporti di scambio commerciale tra le due sponde del Mediterraneo sono antichi di 2.500 anni.

Qui di seguito alcune riflessioni personali scaturite dal 25° anniversario del Processo di Barcellona che cade a novembre di quest’anno.

25 ANNI FA IL PROCESSO DI BARCELLONA

Spagna e Unione Europea dovrebbero proprio adesso ripensare la maniera in cui si sono evolute le politiche avviate nel 1995 con grande clamore, durante il cosiddetto Processo di Barcellona/Partenariato Euromediterraneo. Perfino la Libia di Gheddafi nel 2000 decise di sottoscrivere gli obiettivi del partenariato.

Ma con l’ennesimo crollo dei colloqui di pace israelo-palestinesi, gli eventi dell’11 settembre e i disordini che hanno fatto seguito alle “Primavere arabe”, il Mediterraneo sembra aver accantonato gli obiettivi legittimi del 1995.

Ma oltre alle sue legittime preoccupazioni per la sicurezza e i flussi di immigrazione illegale, l’Europa deve forgiare un concetto più ampio di sicurezza economica che incoraggi gli investimenti privati nei Paesi del Maghreb.

Sarebbe un messaggio forte da parte dell’Europa con un doppio risvolto positivo:

  • L’UE inizierebbe a trattare la Tunisia e gli altri Paesi del Nord Africa come partner e non semplicemente come mercato
  • Si andrebbe a far leva, ora più che mai, su coloro che vogliono modernizzare la governance economica della Tunisia.

Mentre la Germania ha delocalizzato parecchio la sua industria nell’Europa orientale a partire dal 1990, i Paesi del nord del Mediterraneo sono sembrati finora più riluttanti a fare lo stesso nell’altra sponda del Mare Nostrum.

Riprogettare i legami economici tra le due sponde del Mediterraneo permetterebbe anche di riequilibrare la visione europea della Tunisia e del Maghreb, visione che è stata pregiudicata da una valanga di studi, spesso di dubbia qualità accademica, focalizzati prevalentemente su:

  • La lotta contro l’Islam radicale e il terrorismo
  • Il progresso democratico

L’Unione Europea, e in primis Spagna, Italia e Francia hanno ora più che mai il legittimo interesse alla stabilità del Mediterraneo meridionale e dovrebbero anche smettere di guardarlo con quella lente deformante che penalizza tutti.

Il principale porto commerciale della Tunisia (Rades) è vicissimo ai maggiori porti europei. Fonte: FIPA

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